SCIA: che cos’è, i costi e le tempistiche

Aggiornata il 31/03/2021da Redazione

Se devi vendere casa, effettuare degli interventi di ristrutturazione o semplicemente vuoi conoscere quali interventi devono essere dichiarati in comune per l’ammodernamento del tuo immobile, sapere che cos’è la SCIA e come funziona è il primo passo fondamentale.

In questa guida verrà affrontato che cos’è la SCIA, la differenza con la CILA, l’elenco dei lavori soggetti, le tempistiche e i costi.

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Che cos’è la SCIA

La SCIA è la Segnalazione di Inizio Attività, ovvero una dichiarazione che il privato cittadino o un’azienda deve fare al comune per fare degli interventi edilizi.

Per spiegarti nel dettaglio gli interventi che rientrano nella SCIA, partiamo dalle referenze ufficiali, ovvero l’Articolo 22 del Testo Unico dell’Edilizia, che possiamo raggruppare in cinque macro categorie di interventi subordinati a Segnalazione Certificata di Inizio Attività (appunto S.C.I.A.):

  • tutti gli interventi di manutenzione straordinaria che riguardino le parti strutturali dell’edificio o i prospetti (nell’Art, 3 comma 1 del T.U. sono identificate le differenze tra interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria);
  • Gli interventi di restauro e di risanamento dell’edificio (ad esempio la ristrutturazione di una facciata dell’edificio o la messa in sicurezza della struttura portante);
  • Tutti gli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione che siano stati approvati dall’organo competente e che contengano precise indicazioni plano-volumetriche, formali e costruttive;
  • Interventi di ristrutturazione edilizia - articolo 3 comma 1, lettera d) - ovvero quegli interventi che possono portare un organismo edilizio in tutto o in parte diverso rispetto allo stato d’origine. Alcuni esempi possono essere la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici con diversi sedimi (posizioni), sagoma o prospetti oppure tutte le innovazione necessarie per l’adeguamento della normativa antisismica. Rientra sempre in questa categoria la ricostruzione di edifici crollati o demoliti purché esista la possibilità di accertarne la pre-esistenza.

Visto che l’interpretazione non è semplicissima, cercheremo di far chiarezza per spiegarti meglio di cosa si tratta fornendoti l’elenco dei lavori soggetti a SCIA. Prima di farlo, vogliamo però rispondere al secondo punto, ovvero la differenza tra SCIA e CILA.

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Differenza tra SCIA e CILA

La SCIA, Segnalazione Certificata di Inizio Attività, sostituisce la CILA quando le opere di intervento necessitano di un professionista abilitato, come un ingegnere, e vanno a modificare elementi strutturali della costruzione, come ad esempio un consolidamento delle fondamente, una cerchiatura (apertura in un muro di una nuova finestra) o il rifacimento di un tetto.

Elenco dei lavori soggetti a SCIA

Per rispondere all’elenco dei lavori soggetti a SCIA, ti illustreremo di seguito alcuni dei lavori più comuni:

  • rimozione di un tetto o di una copertura in amianto;
  • demolizione e rifacimento del tetto;
  • installazione di un nuovo ascensore con modifiche strutturali interne o esterne;
  • demolizione e ricostruzione di solai;
  • posa di un nuovo vespaio;
  • apertura di nuove finestre o porte in una struttura esistente;
  • nuovo muro di sostegno all’interno del terreno;
  • ricostruzione di nuovi balconi o terrazzi;
  • realizzazione o ricostruzione di scale interne;
  • ristrutturazione facciate esterne.

Questa come potrai immaginare è solo una lista potenziale per darti un'idea più concreta di quali siano i possibili interventi che rientrano nella SCIA. È molto importante da tenere in considerazione che queste opere variano in base al comune in cui ti trovi e che le regioni possono modificare riducendo o ampliando l’ambito applicativo.

Tempistiche

La SCIA va presentata secondo tempistiche che dipendono molto dalla regione in cui ti trovi e dalla densità del comune in cui risiedi. Queste tempistiche sono dettate da dei tempi tecnici perché bisogna visionare i permessi di costruire storici, verificare le concessioni edilizie e confrontarli con l’attuale stato dell’immobile. In media si va dalle 2 settimane ai 2 mesi. Nel caso di sanatorie i tempi aumentano.

È importante sottolineare che alla dichiarazione di inizio attività, non seguirà alcuna comunicazione da parte del comune in quanto è una semplice comunicazione di inizio lavori e l’attività può cominciare con efficacia immediata. ll comune ha comunque a disposizione 60 giorni per verificare la bontà della segnalazione (su false dichiarazioni il rischio è penale).

Nel caso di immobili sottoposto a vincolo storici, artistici o paesaggistici prima di cominciare i lavori il comune dovrà dare il nulla osta dopo aver contattato gli altri organi preposti. Una volta rilasciata la SCIA, i lavori dovranno essere terminati entro i 3 anni. Nel caso i lavori non verranno terminati entro tale data non si potrà prorogare ma si dovrà richiedere una nuova SCIA.

Nel caso la SCIA non venga presentata prima dell’inizio lavori o a lavori conclusi, ci sono 2 possibilità:

  • presentare una SCIA tardiva in caso di lavori in corso - in sostanza molto simile a quella tradizionale, pagando una penale che si aggira sui 500€;
  • presentare una SCIA a lavori terminati. In questo caso si parla di scia in sanatoria, ed è necessario assicurarsi che gli interventi fatti siano in regola con le norme edilizie e con il piano urbanistico locale.

Costi

Il maggior costo da sostenere sono gli interventi edilizi che verranno effettuati dalle ditte che effettuano i lavori. Infatti bisogna considerare:

  • i costi dei lavori sono estremamente variabili perché, in base all’intervento, includono i costi dei tecnici abilitati, dalla stesura del progetto alle pratiche urbanistiche piuttosto che catastali alla direzione lavori alla gestione del cantiere compresi i costi di sicurezza sul lavoro.
  • gli oneri di urbanizzazione che dipendono dalla situazione di partenza non sono sempre dovuti
  • i costi dei professionisti per i preventivi dei vari interventi, sia edili che impiantistici e per la messa a terra dei lavori. Ad esempio un architetto o un ingegnere che segue i lavori potrà chiedere tra il 10% e il 15% del costo del progetto.
  • gli oneri comunali, come i diritti di istruttoria e di segreteria per le pratiche. Normalmente sono i meno impattanti perché si aggirano tra i 200€ e i 300€

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