Acquistare una casa è un passo importante, sia in termini economici che a livello emotivo: si tratta di un vero e proprio progetto di vita. Per supportare chi decide di compiere questo passo per la prima volta, lo Stato italiano prevede tutta una serie di agevolazioni e semplificazioni, così da incentivare i cittadini (specialmente i più giovani) a investire nel mattone.
Muoversi nel vasto mondo dei bonus e delle tassazioni agevolate per la casa, però, non è semplice e le norme possono subire variazioni. Per questo, abbiamo voluto raccogliere in una guida quelle che sono le agevolazioni previste per l'acquisto di una prima casa nel 2026. Vediamo insieme quali sono e come ottenerle.
Cosa sono le agevolazioni per la prima casa e quali sono?
Innanzitutto, è utile definire di cosa stiamo parlando. Si tratta di un pacchetto di sconti fiscali finalizzati a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale. L’agevolazione per l’acquisto della prima casa consente quindi di pagare imposte ridotte sull’atto di acquisto di un’abitazione, se in presenza di determinate condizioni.
Le agevolazioni previste sono le seguenti:
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riduzione dell’imposta di registro se si acquista da un privato, che consiste nel 2% del valore catastale dell’immobile (anziché il 9%). Inoltre, se si acquista da un privato sia l’imposta ipotecaria che l’imposta catastale andranno versate nella misura fissa di 50 euro l’una
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riduzione dell’iva se si acquista da un’impresa costruttrice. In questo caso, l’acquirente dovrà versare l’imposta sul valore aggiunto (calcolata sul prezzo della cessione) pari al 4%, anziché al 10%. Per quel che riguarda le imposte di registro catastale e ipotecaria, acquistando da impresa si pagheranno per il valore fisso di 200 euro ciascuna
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esenzione dall’imposta di bollo, dai tributi speciali catastali e dalle tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari
Quando si applicano le agevolazioni?
Per avere diritto agli sconti fiscali, l’acquirente non deve essere proprietario di un altro immobile acquistato usufruendo della stessa agevolazione. Inoltre, l’acquirente non deve possedere un altro immobile nello stesso comune e non essere titolare su tutto il territorio nazionale di diritti di proprietà, usufrutto o abitazione su immobili comprati dal coniuge con gli stessi benefici.
Nel caso si fosse già in possesso di un immobile acquisito usufruendo delle agevolazioni, può fare una nuova domanda solo nel caso in cui la prima abitazione sia venduta entro 12 mesi dal nuovo acquisto agevolato.
Altro requisito fondamentale è il fatto che il fabbricato da acquistare debba trovarsi nel comune in cui l’acquirente lavora o ha residenza. Se non si risiede nel suddetto comune, è necessario stabilirvi la residenza entro 18 mesi dall’acquisto.
Per quali tipi di immobili si può richiedere l'agevolazione?
Per avere diritto al beneficio fiscale, è necessario che l’immobile acquisito appartenga a una delle seguenti categorie catastali:
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A/2 (abitazioni di tipo civile)
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A/3 (abitazioni di tipo economico)
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A/4 (abitazioni di tipo popolare)
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A/5 (abitazione di tipo ultra popolare)
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A/6 (abitazione di tipo rurale)
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A/7 (abitazioni in villini)
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A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi)
Le agevolazioni spettano anche nel caso in cui si acquistino pertinenze classificate o classificabili nelle seguenti categorie catastali:
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C/2 (magazzini e locali di deposito)
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C/6 (rimesse e autorimesse)
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C/7 (tettoie, sia chiuse che aperte)
In questo caso, l’agevolazione è limitata a una pertinenza per ciascuna categoria ed è necessario che la pertinenza sia destinata a essere utilizzata a servizio dell’abitazione principale in modo continuativo e durevole e che quest’ultima sia a sua volta acquistata beneficiando dell’agevolazione per la prima casa.
Non sono previsti bonus o aiuto nel caso si acquisti, al contrario, un’abitazione appartenente alle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminente pregio storico e artistico).
Un aiuto anche per le spese notarili
Alla conclusione dell’atto di compravendita, ci sono anche le spese notarili a cui pensare La legge prevede la possibilità di detrarre dal proprio reddito IRPEF, nella misura del 19% (fino a un tetto massimo di spesa di 4.000 euro), i seguenti costi legati al mutuo:
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La parcella del notaio relativa esclusivamente alla stipula del contratto di mutuo (non quella per l'atto di compravendita)
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gli interessi passivi sul mutuo, gli oneri accessori e le eventuali spese di perizia bancaria
Come precisato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, questa detrazione è concessa solo a chi stipula un mutuo ipotecario per l'acquisto dell'abitazione principale. Non è quindi possibile scaricare le spese notarili se acquisti la casa senza richiedere un finanziamento bancario.