Vendere casa se l’altro erede non vuole: cosa fare

Aggiornata il 31/03/2021da Redazione

Alla morte di un genitore, gli eredi possono ereditare un’abitazione. L’evento è tragico e doloroso, ma comporta anche il carico di alcuni effetti giuridici prodotti dalla morte.

Una situazione che si può presentare è quella di alcuni eredi che vogliono vendere l’abitazione ricevuta in eredità. Uno di questi eredi però può decidere di opporsi. Cosa comporta questa situazione per una persona che intende vendere casa se l’altro erede non intende procedere?

Vediamo insieme le possibili soluzioni a disposizione degli eredi.

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La comunione ereditaria

Quando gli eredi ricevono un bene oggetto dell’eredità si forma in modo automatico una comunione ereditaria, una volta che sia accettata questa eredità.

La comunione ereditaria è una comunione ordinaria dove vi è una contitolarità del patrimonio ereditato.

Il codice civile nell’articolo 1100 prevede infatti che un bene di proprietà di più soggetti, debba seguire le norme che regolano la comunione.

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Accordo tra gli eredi

La prima soluzione per procedere alla vendita di un immobile è quella di raggiungere un accordo tra gli eredi che fanno parte di una comunione. Questa viene definita come anche la via conciliativa. Senza rivolgersi ad avvocati sarà possibile pervenire ad un accordo tra le parti per procedere alla vendita del bene ripartendolo in base alle quote di proprietà sul bene.

Una volta che l’abitazione è stata venduta e non vi sono altri beni in comune, è possibile procedere con lo scioglimento della comunione.

Retratto successorio

Con il retratto successorio, la situazione che si presenta è quella di un erede che vuole vendere la propria quota di eredità. Nell’articolo 732 del codice civile viene stabilito che gli eredi abbiano il diritto di prelazione sulla quota dell’altro erede.

Un erede può decidere di voler vendere ad un altro soggetto, ma deve notificare agli altri eredi il prezzo a cui intende venderla per permettergli di esercitare il diritto di prelazione. Gli eredi hanno 60 giorni di tempo per esercitare la prelazione sull’altra quota.

Nel caso in cui non ricevano la notifica, i prelazionari avranno la possibilità di riscattare la propria quota dall'acquirente o da ogni successivo avente causa, fino a quando è attiva la comunione ereditaria sui beni oggetto dell'eredità.

Divisione per testamento

Se il testatore ha disposto la divisione per testamento è possibile non affidarsi ad un giudice. In questo caso, se il testatore ha ripartito le quote in modo equo, sarà possibile ripartire i beni quando il testatore è ancora vivo.

Divisione giudiziale

Nel caso in cui non si pervenga ad un accordo, l’unica cosa che rimane da fare è rivolgersi ad un giudice. Non viene previsto un limite di tempo entro il quale sia necessario procedere con la divisione di un bene.

Un limite che si può presentare è legato all’età degli eredi. Se tutti gli eredi sono minorenni non è possibile procedere con la divisione dei beni fino a quando l’ultimo nato non abbia un minimo di 19 anni. Il secondo limite riguarda un vincolo posto dal testatore (la persona che era proprietaria del bene) che per procedere con la divisione non si debbano superare i 5 anni dalla data di morte. Il giudice può comunque procedere alla divisione in caso di gravi circostanze.

Se si procede con la divisione giudiziale, i passi da seguire sono:

  • individuazione dei beni oggetto dell’eredità;
  • liquidazione dei beni in proporzione alle quote degli eredi;
  • attribuzione delle quote per sorteggio se hanno percentuali uguali, mentre sono attribuite dal giudice nel caso di percentuali differenti.

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