Rendita catastale di un immobile: come si calcola

Pubblicata il 01/07/2020
calcolare rendita catastale

Calcolare la rendita catastale di un immobile serve a ottenere il valore di reddito che l’Agenzia delle Entrate attribuisce a uno specifico immobile. Si tratta di una nozione molto importante da conoscere per il proprietario di un immobile e per chi vuole comprare casa per valutare un’abitazione presa in considerazione, poiché nella pratica la rendita catastale serve per comprendere la base fiscale sulla quale vengono calcolate le imposte sulla proprietà, l’imposta di registro o quella sui redditi.

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Come richiedere la rendita catastale di un immobile?

Poiché il calcolo della rendita catastale richiede una serie di competenze e di pratiche che possono rivelarsi anche piuttosto complesse, un modo facile e veloce per conoscere la rendita catastale di un immobile è quello di richiederne la visura catastale relativa, in quanto indicato chiaramente fra i dati relativi all’immobile presenti sulla stessa.

Inoltre, con il servizio di consultazione delle rendite catastali offerto dall’Agenzia delle Entrate, è possibile conoscere:

  • i dati sulla rendita e le informazioni relative a qualsiasi immobile presente sul territorio italiano censito al Catasto dei fabbricati

  • i dati sui redditi e le informazioni su qualsiasi immobile censito al Catasto dei terreni

Per avere a disposizione queste informazioni è sufficiente indicare la provincia di ubicazione dello specifico immobile e i suoi identificativi catastali (comune di ubicazione, sezione, foglio e particella).

Può comunque essere molto utile sapere in base a che cosa viene calcolato questo valore, così da avere una conoscenza più approfondita del dato e per poterlo interpretare in modo più consapevole. Vediamo quindi nel dettaglio delle informazioni più precise.

Come calcolare la rendita catastale di un immobile?

Per la maggior parte delle unità immobiliari, il calcolo della rendita catastale si effettua moltiplicando la consistenza dell’immobile per il valore riportato nelle tariffe di estimo.

La rendita catastale, dunque, viene definita sulla base di due parametri:

  • la dimensione dell’immobile (che può essere espressa in vani catastali, metri cubi o metri quadri, a seconda della categoria catastale dell’immobile a cui si fa riferimento)

  • un valore numerico, elaborato dall’Agenzia delle Entrate del Territorio, che può variare in base alla zona in cui è situato l’immobile e alla destinazione d’uso della proprietà, in quanto l’Agenzia delle Entrate va a suddividere il territorio in zone omogenee, ripartendo gli immobili di ciascuna zona in categorie e classi catastali

Le categorie catastali: una breve panoramica

Come appena visto, conoscere la categoria catastale di un immobile è fondamentale per calcolarne la rendita catastale, poiché in base alla categoria variano i parametri che influenzano il calcolo.

Le principali categorie catastali per cui la rendita catastale è un dato significativo ai fini delle compravendite sono:

  • gruppo A, per immobili a uso abitazione o uffici, la cui consistenza catastale viene calcolata in vani. Tutte le abitazioni appartengono alla categoria catastale A e sono divise in sottogruppi (da A/1 ad A/8 e A/11), in base alla loro definizione specifica

  • gruppo B, per alloggi collettivi, che hanno la consistenza catastale calcolata in metri cubi

  • gruppo C, relativo a immobili a uso vario (ad esempio box o posti auto, categorizzati nel sottogruppo C/6) e commerciale, che vedono la loro consistenza catastale calcolata in metri quadri

  • gruppo D ed E, che hanno una rendita determinata attraverso una stima diretta

L’Agenzia delle Entrate determina la cosiddetta tariffa d’estimo unitaria, che rappresenta la rendita catastale media unitaria di ogni categoria e classe. La tariffa d’estimo esprime il reddito del bene immobile, al netto sia delle eventuali perdite che delle spese e al lordo di contributi e imposte dovute.

Come calcolare la rendita catastale in pratica

Vediamo ora, all’atto pratico, come si svolge il calcolo della rendita catastale di una singola unità immobiliare, che, come detto, vede la moltiplicazione della consistenza dell’immobile per la tariffa di estimo.

La base imponibile, ovvero il valore catastale sul quale sono applicate le aliquote di imposta, è pari al valore del bene immobile determinato per via tabellare, partendo dalla rendita catastale dell’anno in corso. Si tratta di un elemento variabile, che cambia a seconda della tipologia degli immobili.

Un esempio di formula per il calcolo della rendita catastale può essere il seguente: valore dell’abitazione (determinato in base alla categoria catastale) x rendita catastale x 1,05 = rendita rivalutata. La rendita rivalutata va moltiplicata x 160, ottenendo il valore catastale. Ipotizzando un’abitazione in categoria A/2 con rendita 813,42, nella pratica il calcolo sarebbe: (813,42 x 1,05) x 160 = 136.655,00.

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